Cronaca
Pisa: risarcimento di 3,8 milioni di euro per una diagnosi errata su un neonato
Pisa – La Corte d’Appello di Firenze ha condannato l’Azienda ospedaliero universitaria Pisana (Aoup) a risarcire 3,8 milioni di euro a un quindicenne di Pisa e alla sua famiglia per una diagnosi errata risalente al 2009. L’errore, che ha portato a una grave invalidità, è stato attribuito a un “falso negativo” durante il test neonatale per la fenilchetonuria, una malattia genetica che, se diagnosticata tempestivamente, può essere gestita con una dieta adeguata.
La vicenda
Alla nascita, il bambino fu sottoposto a un test di screening per individuare la fenilchetonuria, una patologia genetica che impedisce al corpo di metabolizzare correttamente la fenilalanina, un aminoacido presente in molti alimenti. Tuttavia, secondo la sentenza, la struttura sanitaria non somministrò un test idoneo a rilevare la malattia. Questo ritardo diagnostico impedì l’adozione di un’alimentazione mirata nei primi mesi di vita, causando al bambino un grave deficit intellettivo e una disabilità permanente.
Le responsabilità dell’Aoup
La sentenza ha evidenziato che l’errore fu causato da un’esecuzione inadeguata del test, sottolineando che l’ospedale avrebbe dovuto utilizzare strumenti in grado di individuare la patologia. Per i giudici, la mancanza di diagnosi tempestiva rappresenta una negligenza che ha avuto conseguenze devastanti sulla vita del giovane e della sua famiglia.
Cos’è la fenilchetonuria
La fenilchetonuria è una malattia genetica rara che può essere controllata con una dieta speciale a basso contenuto di fenilalanina, se individuata nei primi mesi di vita. In caso contrario, come accaduto in questa vicenda, la malattia può portare a danni neurologici irreversibili, invalidità e deficit intellettivi.
Il risarcimento e le reazioni
Il risarcimento, quantificato in 3,8 milioni di euro, servirà a sostenere le cure e le necessità del ragazzo, oltre a compensare il danno subito dalla famiglia. La decisione della Corte d’Appello di Firenze è stata accolta come un riconoscimento delle responsabilità della struttura sanitaria, ma ha anche riacceso il dibattito sull’importanza della qualità e dell’accuratezza dei test neonatali.
Questa vicenda sottolinea la necessità di garantire standard elevati nei controlli diagnostici, poiché un errore in questa fase può avere conseguenze irreparabili per tutta la vita.
Cronaca
Operazione dei Carabinieri a Molfetta: due arresti per detenzione e porto d’armi con aggravanti mafiose
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I Carabinieri della Compagnia di Molfetta hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di due persone, accusate di detenzione e porto di armi da fuoco, aggravati dall’utilizzo di metodi mafiosi. L’operazione, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Bari, si inserisce nell’ambito delle indagini relative all’omicidio di Antonia Lopez e ai tentati omicidi di quattro giovani avvenuti nella discoteca “Bahia Beach” di Molfetta, nella notte del 22 settembre 2024.
Secondo le ricostruzioni, l’episodio di sangue si è verificato a seguito di un violento confronto tra due gruppi di giovani, entrambi originari di Bari, con vecchie ruggini alle spalle. La situazione è degenerata rapidamente, culminando con l’estrazione di un’arma da parte di Michele Lavopa, già in custodia cautelare per il crimine, che ha aperto il fuoco nella discoteca gremita. Tra le vittime colpite, Antonia Lopez ha perso la vita, mentre gli altri quattro giovani hanno riportato gravi ferite.
Le indagini hanno rivelato che anche Eugenio Palermiti, una delle persone presenti nella discoteca e bersaglio degli spari, fosse armato quella notte. Dopo la sparatoria, l’arma di Palermiti è stata occultata e non è stata recuperata, ma ulteriori indagini hanno fatto emergere il suo coinvolgimento nella detenzione di altre armi da fuoco. Un’arma era stata introdotta diversi mesi prima in un altro locale notturno, il “Divinae Follie” di Bisceglie, con l’aiuto di complici e la compiacenza di alcuni addetti alla sicurezza.
Questo episodio è sintomatico di una preoccupante consuetudine tra alcuni giovani frequentatori di locali notturni nell’area barese, spesso legati a famiglie coinvolte in contesti criminali, di portare armi per affermare il proprio status e intimidire. Inoltre, desta allarme la facilità con cui le armi riescono a entrare in tali luoghi, eludendo controlli di sicurezza.
È importante ricordare che il procedimento è nella fase preliminare delle indagini e che la colpevolezza degli indagati sarà determinata nel corso del processo, dove potranno difendersi dalle accuse.
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Cronaca
Arrestato 34enne a Parma per tentata rapina e resistenza a pubblico ufficiale
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Nella notte, la Polizia di Stato di Parma ha arrestato un 34enne, cittadino svizzero domiciliato in città, per tentata rapina e resistenza a pubblico ufficiale. L’episodio si è verificato presso l’Ospedale Maggiore, dove l’uomo ha dato in escandescenze, aggredendo il personale medico e tentando di sottrarre l’arma a una guardia giurata.
L’intervento è stato richiesto dal personale sanitario, che si è trovato a fronteggiare un individuo violento. Al loro arrivo, gli agenti delle volanti hanno constatato che il 34enne aveva già aggredito la guardia giurata con un calcio nel tentativo di impossessarsi della sua pistola di ordinanza. Durante il tentativo di contenimento, l’uomo ha continuato a opporre resistenza, cercando di sottrarre l’arma anche a uno degli agenti intervenuti.
La situazione è stata monitorata in tempo reale dalla sala operativa della Questura grazie alle telecamere installate nel pronto soccorso, consentendo un intervento tempestivo di un secondo equipaggio. Dopo essere stato accompagnato in pronto soccorso a seguito di un malore, l’uomo ha nuovamente tentato di aggredire il personale medico.
Una volta riportata la calma, il 34enne, che risulta avere precedenti per danneggiamento, è stato arrestato e condotto presso le camere di sicurezza della Questura. Rimarrà lì in attesa del rito direttissimo, come disposto dall’Autorità Giudiziaria.
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Arrestato 34enne a Parma per tentata rapina e resistenza a pubblico ufficiale
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Nella notte, la Polizia di Stato di Parma ha arrestato un 34enne, cittadino svizzero domiciliato in città, per tentata rapina e resistenza a pubblico ufficiale. L’episodio si è verificato presso l’Ospedale Maggiore, dove l’uomo ha dato in escandescenze, aggredendo il personale medico e tentando di sottrarre l’arma a una guardia giurata.
L’intervento è stato richiesto dal personale sanitario, che si è trovato a fronteggiare un individuo violento. Al loro arrivo, gli agenti delle volanti hanno constatato che il 34enne aveva già aggredito la guardia giurata con un calcio nel tentativo di impossessarsi della sua pistola di ordinanza. Durante il tentativo di contenimento, l’uomo ha continuato a opporre resistenza, cercando di sottrarre l’arma anche a uno degli agenti intervenuti.
La situazione è stata monitorata in tempo reale dalla sala operativa della Questura grazie alle telecamere installate nel pronto soccorso, consentendo un intervento tempestivo di un secondo equipaggio. Dopo essere stato accompagnato in pronto soccorso a seguito di un malore, l’uomo ha nuovamente tentato di aggredire il personale medico.
Una volta riportata la calma, il 34enne, che risulta avere precedenti per danneggiamento, è stato arrestato e condotto presso le camere di sicurezza della Questura. Rimarrà lì in attesa del rito direttissimo, come disposto dall’Autorità Giudiziaria.
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