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L’Inter si arrende a Leverkusen: una sconfitta che preoccupa più per la prestazione che per la classifica
L’Inter ha subito la sua prima sconfitta e il primo gol in questa edizione della Champions League, perdendo 1-0 contro il Bayer Leverkusen in una serata che ha fatto più male al morale che alla posizione in classifica. Nonostante la sconfitta, i nerazzurri mantengono ancora il controllo del loro destino per il passaggio diretto agli ottavi, ma una prestazione del genere solleva più di qualche dubbio sullo stato di forma della squadra.
La partita contro i tedeschi, pur non rappresentando un dramma dal punto di vista matematico, ha messo in evidenza alcune criticità evidenti. Il primo punto da considerare è l’atteggiamento della squadra, apparsa troppo rinunciataria e incapace di creare occasioni pericolose. La scelta di Inzaghi di fare turnover, pur giustificata dalla necessità di gestire il carico di partite, non ha dato i risultati sperati. L’Inter ha giocato una partita passiva, senza mai riuscire a tirare in porta, e non ha praticamente mai impensierito il portiere avversario. In questo scenario, l’unico esito possibile è stato il gol subito nel finale, frutto di una mischia e di disattenzioni difensive che hanno premiato il Bayer.
Una delle critiche più dure alla prestazione della squadra riguarda la scelta tattica di Inzaghi. In un impiego quasi difensivista, l’Inter ha messo in campo un catenaccio vecchio stile, rinunciando completamente al possesso della palla e accontentandosi di difendere senza cercare di ripartire. Nonostante la difesa, con un De Vrij in grande spolvero, non abbia sofferto particolarmente, il baricentro basso ha aperto la porta a rischi inutili, e alla fine i tedeschi sono riusciti a sfruttare una disattenzione per ottenere i tre punti.
Sul banco degli imputati ci sono diversi giocatori, che hanno deluso le aspettative. Lautaro, pur giocando per circa mezz’ora, ha confermato di attraversare un periodo difficile, mentre Taremi non è riuscito a calciare in porta nonostante i tentativi di crearsi degli spazi. Thuram, dal canto suo, non ha inciso sulla partita, senza mostrare i soliti strappi che lo hanno contraddistinto in altre occasioni. Il centrocampo ha mostrato lacune importanti: Frattesi e Zielinski sono apparsi lontani dai livelli del miglior Barella (che ha giocato sotto tono quando è stato chiamato in causa) e di Mkhitaryan, il cui riposo dalla panchina ha tolto lucidità alla manovra.
Anche gli esterni hanno faticato, in particolare a sinistra, con Carlos Augusto e Dimarco che non sono riusciti a creare pericoli sulla fascia. Gli unici a salvarsi parzialmente sono stati De Vrij, Sommer e Bisseck, che hanno disputato partite sufficienti, ma che non sono riusciti a evitare una sconfitta che, nel complesso, appare meritata.
Ora la Champions League entra in pausa fino a gennaio, quando l’Inter riprenderà il suo cammino con la trasferta di Praga contro lo Sparta e l’ultima partita del girone a San Siro contro il Monaco. Per centrare la qualificazione agli ottavi, serviranno almeno sei punti nelle prossime due gare, forse anche solo quattro, ma ciò che conta davvero è che la squadra torni a esprimere un gioco e un atteggiamento ben diversi da quelli visti contro il Bayer Leverkusen. La strada per il passaggio del turno è ancora aperta, ma l’Inter dovrà assolutamente migliorare.
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Imagine Dragons, al cinema il concerto-evento all’Hollywood Bowl
Gli Imagine Dragons, 98 milioni di album venduti e 240 miliardi di stream totali, arrivano al cinema da Los Angeles con un attesissimo evento speciale solo il 27, 28, 29 marzo. Nell’iconico contesto dell’Hollywood Bowl, la celebre band vincitrice di un Grammy ha dato vita a un’eccezionale collaborazione con la Los Angeles Film Orchestra per eseguire i suoi più grandi successi e le nuove hit in testa alle classifiche. Durante un concerto di quasi due ore, la band ha fuso il suo sound esplosivo e catartico con splendidi e complessi arrangiamenti sinfonici, eseguiti sul palco da oltre 40 musicisti.
L’evento, ripreso nell’autunno del 2024, ha permesso a molti giovani fan di partecipare per la prima volta a un concerto in cui la band è affiancata da un’orchestra e ha regalato agli appassionati di lunga data una serata indimenticabile. La scaletta ha incluso reinterpretazioni di brani leggendari degli Imagine Dragons come Radioactive, Demons e Believer, culminando in un gran finale con spettacolari fuochi d’artificio che hanno portato a una sorprendente chiusura. L’evento è distribuito in esclusiva nei cinema italiani da Nexo Studios con il media partner Radio Deejay.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
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La misteriosa scomparsa di Syd Barrett: genio musicale e leggenda dei Pink Floyd
Syd Barrett, il fondatore e primo leader dei Pink Floyd, è una figura che incarna l’idea di genio musicale tormentato. La sua breve ma intensa carriera con la band ha lasciato un’impronta indelebile sulla musica e sulla cultura popolare. La sua storia è quella di un giovane talento brillante che, a causa di problemi psichici e dell’abuso di droghe, si è progressivamente allontanato dal mondo della musica e dalla band che aveva contribuito a fondare. Ma la sua scomparsa, sia fisica che artistica, ha alimentato la leggenda che circonda i Pink Floyd.
Syd Barrett nacque nel 1946 a Cambridge, in Inghilterra, ed era un talento naturale. La sua passione per la musica e la sua abilità con la chitarra lo portarono a fondare i Pink Floyd nel 1965 insieme agli amici Roger Waters, Nick Mason e Richard Wright. La band inizialmente suonava un tipo di rock psichedelico, e Barrett, con il suo stile unico e la sua scrittura visionaria, divenne il principale compositore e figura centrale del gruppo. Il debutto con l’album The Piper at the Gates of Dawn del 1967 fu un enorme successo, grazie alla sua visione creativa e alla sua capacità di mescolare suoni sperimentali con testi ricchi di immagini psichedeliche. Il suo approccio alla musica era nuovo, originale, e molto diverso da qualsiasi cosa avessero fatto altre band dell’epoca. Canzoni come “Astronomy Domine” e “Interstellar Overdrive” divennero inni di un’epoca, e il suono dei Pink Floyd era inevitabilmente legato al suo spirito creativo.
Purtroppo, il brillante inizio della sua carriera fu seguito da un periodo di grande difficoltà. L’abuso di droghe, in particolare l’LSD, e la sua fragile condizione psicologica iniziarono a prendere il sopravvento su Barrett. Già durante le registrazioni del secondo album della band, A Saucerful of Secrets, i suoi problemi psicologici e comportamentali divennero sempre più evidenti. La sua instabilità emotiva e mentale causò difficoltà in studio e durante i concerti. I suoi comportamenti eccentrici e a volte imprevedibili portarono a una crescente tensione all’interno della band.
Nel 1968, dopo aver subito una grave crisi mentale, Barrett fu costretto a lasciare i Pink Floyd. La band cercò di sostituirlo con David Gilmour, ma la sua assenza segnò un punto di rottura. Da quel momento, Barrett divenne un’ombra sulla storia del gruppo, una figura leggendaria che aveva contribuito a dar vita a un nuovo movimento musicale, ma che era ormai fuori dal circuito musicale.
Dopo il suo abbandono dei Pink Floyd, Barrett si ritirò a vivere una vita tranquilla e isolata a Cambridge. Rifiutò qualsiasi tipo di attenzione mediatica, evitando l’industria musicale che una volta lo aveva celebrato. La sua vita quotidiana si svolgeva lontano dalla frenesia del mondo dello spettacolo, e i suoi contatti con il resto del mondo musicale furono minimi.
Nonostante il suo ritiro dalla scena pubblica, la sua figura rimase un punto di riferimento per la musica psichedelica e il rock degli anni ’60. I suoi ex compagni di band lo ricordavano con affetto e, in molti casi, con un senso di tristezza per ciò che avrebbe potuto diventare se non fosse stato travolto dai suoi problemi psicologici. La sua fragilità e la sua sensibilità, che avevano dato vita alla sua musica, erano anche le stesse che lo avevano portato alla sua tragica scomparsa dal mondo pubblico.
Nel 1975, i Pink Floyd pubblicarono Wish You Were Here, un album che conteneva una canzone, “Shine On You Crazy Diamond”, dedicata proprio a Syd Barrett. La canzone esprimeva un profondo senso di malinconia e rimpianto per il suo stato di salute e per il suo allontanamento dalla band. Barrett, purtroppo, non riuscì a essere presente per vedere il tributo che la sua ex band gli aveva riservato. La sua scomparsa fisica avvenne nel 2006, ma la sua eredità musicale continua a vivere.
La vita di Syd Barrett è una delle storie più tragiche e affascinanti nella storia del rock. La sua musica, unica nel suo genere, è ancora oggi una fonte di ispirazione per milioni di persone. La sua figura rimane un simbolo di genio non compreso, e il suo nome è legato per sempre alla storia dei Pink Floyd e alla nascita del rock psichedelico.
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Lady Gaga debutta alla numero 1 in Italia con “Mayhem”
Lady Gaga conquista la vetta della classifica FIMI/GFK degli album più venduti in Italia con il suo nuovo disco Mayhem, che debutta direttamente alla numero 1. Questo segna un altro trionfo per l’artista, che ha già dominato la classifica italiana in passato con i suoi album di successo, come The Fame, The Fame Monster, Born this Way e Chromatica. Inoltre, aveva raggiunto la top 3 con Artpop (#2), Joanne (#2) e la top 10 con gli album jazz Cheek to Cheek e Love for Sale in collaborazione con Tony Bennett.
Non solo la sua carriera in Italia è straordinaria, ma Lady Gaga è anche una delle 10 artiste femminili ad avere almeno 4 dischi di Platino con The Fame, che continua a consolidare il suo status nella musica globale. Inoltre, Die with a Smile continua a regnare su Spotify in Italia, mantenendo la posizione numero 1 da mesi, mentre il singolo Abracadabra si conferma tra i brani più ascoltati, occupando la 12° posizione.
A livello radiofonico, Abracadabra è tra i 10 brani più trasmessi in Italia, dimostrando la continua popolarità dell’artista. Mayhem segna un ritorno alle sue radici pop, consolidando la sua capacità di reinventarsi come artista. Con un album audace ed eclettico, Lady Gaga offre anche una visione profondamente personale della sua arte, celebrando le contraddizioni della vita e il potere della musica di unire le persone, anche di fronte al caos.
Registrato agli studi Shangri-La vicino alla sua casa a Malibu, Mayhem è un album di 14 tracce che include i singoli Disease, Abracadabra e Die with a Smile. Il progetto è stato prodotto da Lady Gaga, Michael Polansky e Andrew Watt, con la partecipazione di altri produttori come Cirkut e Gesaffelstein. Gaga ha descritto il processo creativo dell’album come una riflessione sull’esperienza di “riassemblare uno specchio in frantumi”, dove anche i pezzi non perfettamente ricomposti possono dar vita a qualcosa di bello e integro a modo suo.
Con Mayhem, Lady Gaga continua a scrivere un capitolo straordinario della sua carriera, confermandosi una delle artiste più iconiche e influenti della sua generazione.
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